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10 maggio 2018

Idee che diventano visioni: l'abstract del lavoro di ricerca del CRESME

Elementi di sintesi per un dibattito

 Negli ultimi anni le città, anche quelle europee, si sono rese conto che di fronte alla quarta rivoluzione industriale, al processo di digitalizzazione, al cambiamento climatico, alla crescita della disparità sociale, è in atto una nuova partita competitiva tra città e città e tra città e territori. A seguito di un relativo declino vissuto dalla metà alla fine del 20° secolo, le città stanno ora sperimentando una grande rinascita, sempre più persone vanno a vivere nelle città e le città sono in competizione tra di loro e con i territori peri-urbani, sulla base della capacità attrattiva da un lato di investimenti nazionali e internazionali, e dall’altro di forza lavoro giovane e dinamica,  a sua volta attratta dall’offerta di lavoro, dalla qualità della vita e, soprattutto dal “progetto di futuro” che anima le città vincenti.  Un progetto per il futuro caratterizzato dalla consapevolezza della necessità di fondere il dinamismo economico e le creatività dei processi di concentrazione urbana, con la creazione di comunità coese e di alta qualità, in grado di affrontare i limiti ambientali, economici, culturali e sociali dello sviluppo.

Potremmo dire che le città stanno attraversando una nuova fase di “reinvenzione urbana” sulla base di un nuovo paradigma che integri obbligatoriamente sostenibilità, digitalizzazione, crescita demografica e trasformazione fisica (edilizia e infrastrutturale).

Nelle economie avanzate la competizione sembra essere ancora più intensa:  infatti le città delle economie avanzate, e in particolare di quelle europee, hanno davanti a loro non solo i nodi della competizione e dell’innovazione, ma anche il nodo di dinamiche demografiche caratterizzate da invecchiamento, riduzione dei tassi di natalità, perdita di popolazione, perdita di popolazione in età lavorativa;  essere in grado di attrarre investimenti e popolazione attiva diventa una questione di sopravvivenza.  Per attrarre persone e investimenti è necessario “disegnare il futuro”, progettare come la città affronterà i grandi temi del cambiamento.

La produzione di una “visione del futuro”, il lavoro necessario a produrla, serve per conoscere e per decidere cosa fare, ma soprattutto, per condividere le strategie da attuare tra i diversi portatori di interessi (da soli non si va da nessuna parte, la corresponsabilità rispetto al progetto di futuro è essenziale quanto l’esistenza del progetto ) e comprendere che “bisogna giocare d’attacco” per non perdere la partita della “reinvenzione urbana”. A differenza di quello che si potrebbe pensare il pensiero sul futuro, però, non è solo una questione delle grandi città, interessa le città medie, piccole e i territori, tutti oggi sono più in competizione di prima e di fronte a cambiamenti che nei prossimi 15-20 anni diventeranno ancora più problematici.

In questo contesto questo lavoro su Brindisi e sulla sua Provincia è un primo piccolo passo che cerca di mettere in fila alcuni elementi di conoscenza partendo dalla situazione economica, dalla situazione del mercato delle costruzioni e soprattutto dalla situazione demografica. L’obiettivo è quello di contribuire ad avviare un dibattito sulla Brindisi del futuro, provando a fornire qualche primo spunto per una riflessione che si spera possa diventare più ampia.

La rappresentazione di un territorio è sempre un’azione complessa, lo studio statistico qui presentato lo dimostra attraverso le diverse immagini del territorio che sono emerse dal lavoro svolto, alcune volte anche in contraddizione tra di loro; allo stesso tempo però uno degli obiettivi dell’analisi è fissare alcune priorità sulle quali concentrare l’attenzione. Possiamo dire, in sintesi, che dall’analisi condotta emergono quattro aspetti sui quali secondo noi vale comunque la pena discutere:

  1. Il primo riguarda la deriva profonda che sembra aver assunto la dinamica demografica della città di Brindisi e della sua Provincia;
  2. Il secondo riguarda il nodo degli investimenti mancanti che l’attuale fase economica sembra evidenziare, e soprattutto la perdita di ruolo che il settore delle costruzioni ha registrato negli anni della crisi susseguenti al boom dei primi anni duemila. Peraltro da questo punto di vista emerge il problema del mantenimento della qualità delle infrastrutture e dell’edilizia esistenti e allo stesso tempo  si pone il problema di come la città e il territorio di Brindisi sono in grado di intercettare il processo di innovazione tecnologica in atto, senza investimenti è difficile pensare di poterlo fare;
  3. Il terzo riguarda il mix economico che interessa il territorio e soprattutto Brindisi come città capoluogo: quale natura economica privilegiare, con che equilibro, in quale scenario. Su questo punto l’analisi è certo solo interlocutoria, rimanda a una fase di maggiore approfondimento, pur toccando alcune questioni che ci sembrano chiave di un ragionamento necessario. Sullo sfondo resta la necessità di un piano strategico che disegni il futuro di Brindisi, del capoluogo e della sua provincia . Potremmo dire che senza progetto del futuro non si va da nessuna parte.

 

  1. UNA DRAMMATICA PERDITA DI POPOLAZIONE

 

Dal 1991 al 2016 la Provincia di Brindisi ha perso secondo l’Istat 14.231 abitanti, il 3,4% della popolazione. Secondo le previsioni del CRESME, data la struttura demografica della popolazione, le dinamiche naturali e quelle migratorie, le cose peggioreranno nei prossimi venti anni: tra 2016 e 2036 si perderanno 45.992 abitanti (perdita dell’11,6% della popolazione 2016), nell’ipotesi migliore o 61.731 (-15,5%) in quella peggiore.

Tra i comuni della Provincia emergono delle differenze ma il quadro della perdita di popolazione appare generalizzato (unica eccezione di Carovigno). Nel 2036  il comune capoluogo nell’ipotesi media dello scenario previsionale, avrà perso 16.389 abitanti, il 18,7% degli 87.820 abitanti 2016; nell’ipotesi migliore la perdita sarà di oltre 15.000 abitanti, in quella peggiore di 17.600 abitanti.  Brindisi avrà perso fra 18 anni tra il 17% e il 20% della sua popolazione.

 

 

Fonte: CRESME su dati ISTAT 1981-2016; CRESME/DEMOSi per le previsioni demografiche

 

Nel 2016 nella provincia di Brindisi vi sono stati  2.844 nati, mentre i morti sono saliti a 3.915, il saldo diventa negativo per 1.071 unità; le cose peggioreranno nei prossimi anni: nel 2036 i nati saranno 1.962 i morti 5.259, un saldo naturale negativo di 3.297 unità in un solo anno. Le donne italiane in età fertile sono passate dalle 99.000 del 2002 alle 84.000 del 2016  e passeranno alle 53.000 del 2036, una riduzione del 47%. Un dimezzamento della componente femminile in età fertile.

 

Nati, Morti e Saldo Naturale nella Provincia di Brindisi

 

Nati

Morti

Saldo naturale

2002

3.796

3.321

475

2016

2.844

3.915

-1.071

2036 bassa

1.875

5.332

-3.311

2036 centrale

1.962

5.259

-3.297

2036 alta

2.059

5.186

-3.273

Fonte: CRESME su dati ISTAT 1981-2016; CRESME/DEMOSi per le previsioni demografiche

 

Nel 2001 la popolazione con più di 65 anni era pari a 67.000 unità, nel 2016 è salita a 88.000, nell’ipotesi media nel 2036 raggiungerà quasi le 115.000 unità; un incremento del 76% rispetto al 2002. La piramide d’età della popolazione nella Provincia di Brindisi si va rovesciando: sono le coorti delle fasce più anziane della popolazione a rappresentare la fascia in crescita. I giovani da 0 a 14 anni sono passati dai 65.070 del 2002 ai 51.383 del 2016 e saranno 34.005 nella proiezione media per il 2036.

Ma forse la criticità del problema demografico lo si può misurare, più di ogni altro indicatore, con la prevista fortissima contrazione della popolazione in età di lavoro  : la popolazione tra 15 e 64 anni dal 2016 al 2036 si ridurrà del 25%, passando da 269.834 persone a 194.197; la percentuale sul totale della popolazione passerà dal 65% al 56,6%; la percentuale rispetto alla popolazione con più di 64 anni passerà dal 293% (2,93 persone in età di lavoro contro una con oltre 64 anni) al 169% (1,7 persone contro 1).

 

  1. CRISI DEGLI INVESTIMENTI E DELLE COSTRUZIONI

Secondo le stime del CRESME nel settore delle costruzioni tra 2017 e 2004 (anno di picco del valore della produzione nel settore delle costruzioni nella Provincia di Brindisi) il valore della produzione è diminuito del 42,3%; gli investimenti, che escludono la manutenzione ordinaria, hanno perso il 49,9%, mentre le nuove costruzioni hanno registrato una riduzione degli investimenti del 78,3%. Solo l’investimento nel rinnovo, la manutenzione straordinaria del patrimonio esistente, ha in qualche modo retto la crisi, registrando una contrazione dello 0,3%.

La crisi ha toccato tutti i comparti di attività delle costruzioni, infatti gli investimenti in abitazioni, sommando nuova costruzione e riqualificazione del patrimonio esistente hanno registrato una flessione del -48%, gli investimenti in opere pubbliche sono scesi del -53%; l’edilizia non residenziale privata ha perso il 61% degli investimenti 2002 (picco settoriale). La dinamica di lungo periodo mette in evidenza un mercato residenziale, ancor oggi principale comparto di attività, spinto fino al 2005 dalla nuova produzione, e sostenuto poi, senza essere in grado di compensare la drammatica crisi del nuovo, solo dall’attività di rinnovo del patrimonio esistente.

 

Sono i dati sulla produzione fisica delle nuove costruzioni residenziali e non residenziali a spiegare con chiarezza la situazione critica delle costruzioni. Nel 2017 sono stati ultimati nella Provincia di Brindisi poco più di 280 mila mc di nuovi edifici, di cui meno di 210 mila per cubature residenziali e 77mila per quelle non residenziali. Rispetto al 2004, quando la produzione edilizia in provincia era quantificata in 1,8 milioni di metri cubi ultimati, la produzione si è ridotta dell’84%.

 

La crisi della nuova produzione non residenziale è particolarmente pesante: nel 2002 venivano ultimati 1,2 milioni di m3 di nuove costruzioni, nel 2017 i volumi scendono a 77.000, un flessione del 93,5%. Nel comparto residenziale i volumi passano dai 963.000 m3 del 2004 ai 207.000 del 2017, una contrazione del 78,5%.

I segnali negativi interessano anche il comparto delle opere pubbliche: nel pieno di una fase che necessiterebbe, sulla base della competizione e delle innovazioni tecnologiche, di una forte re-infrastrutturazione, il territorio italiano e quello del Mezzogiorno vivono una fase di forte contrazione degli investimenti pubblici. Negli ultimi due anni 2016 e nel 2017 nella Provincia di Brindisi il valore dei bandi di gara delle opere pubbliche ha toccato il valore più basso dall’inizio degli anni duemila.

Gli investimenti sono una delle priorità sulla base delle quali si gioca la capacità competitiva delle città di oggi.

 

  1. QUALE MIX ECONOMICO PER BRINDISI?

Nel corso della recente lunga fase di recessione che ha colpito l’economia italiana, la Provincia di Brindisi ha mostrato importanti segnali di resilienza, registrando tra i due cicli 2007-2009 e 2012-2013 un importante rimbalzo nel 2010 e nel 2011 e poi dopo la nuova recessione 2012-2013, nel 2014 e nel 2015, una dinamica di crescita più importante rispetto al tessuto economico regionale, ma anche nel confronto con molti altri territori del paese.

Nel 2014 il valore aggiunto provinciale è cresciuto più dell’1%, quando quello regionale e quello nazionale erano poco più che stagnanti, e nel 2015 del 3,5%. Va considerato che nel 2014 e nel 2015 tutto il Mezzogiorno ha beneficiato della corsa alla spesa dei residui Fondi Strutturali Europei 2007-2013, così come registrato da numerose fonti. Occorre quindi verificare lo scenario per il 2016 e il 2017.  In ogni caso questa crescita è dovuta al mix economico che caratterizza la Provincia, un mix particolare che pone la città di Brindisi e il suo territorio all’interno di condizioni particolari: un territorio caratterizzato da forti componenti industriali; dalla capacità di cogliere il boom del turismo che negli ultimi anni ha interessato la Puglia; da una crescita dell’agricoltura e dell’agro-industria, dal ruolo che il terziario svolge nel contesto economico del territorio. Come già accennato il vero vuoto dell’economia brindisina è rappresentato dal settore delle costruzioni, settore storicamente importante per il territorio.

Nel 2015 la Provincia di Brindisi si colloca al primo posto nella classifica regionale per valore aggiunto per occupato, mentre scende in seconda posizione, dopo Bari, in base all’indicatore pro-capite. In entrambe le classifiche, il dato provinciale è inferiore alla media nazionale, ma mostra un netto recupero rispetto alla situazione al periodo pre-crisi:              il valore aggiunto per occupato passa dall’82,1% della media nazionale nel 2005 all’84,8% nel 2015;    il valore aggiunto per abitante dal 62,4% % al 66,6%.

Utilizzando l’indicatore del valore aggiunto, la struttura economica della Provincia di Brindisi appare caratterizzata dalla prevalenza del settore “Altri servizi” - all’interno dei quali stanno il settore pubblico, il settore delle professioni, dei servizi di produzione e del credito-: nel 2015 questo settore economico ha realizzato il 51,3% del valore aggiunto totale della Provincia (due punti percentuali in meno rispetto al 2005).

Il secondo settore produttivo è rappresentato dalle attività commerciali, ricettive e di trasporto, settore che ha superato nel 2015 il 20% del valore aggiunto provinciale (18,1% nel 2005). In questo quadro è certo da segnalare l’importante crescita del turismo nella Provincia di Brindisi, crescita che ha interessato sia i poli turistici più noti sia lo stesso Comune di Brindisi. Con 459 mila arrivi e 1,8 milioni di presenze, la provincia di Brindisi ha assorbito nel 2017 il 12% del totale dei flussi turistici regionali.

Considerando il peso del settore in termini di valore aggiunto provinciale e la dinamica dei relativi occupati, emerge la crescita del ruolo strategico del settore per l’economia provinciale: basterà osservare che dal 2008 al 2017 gli arrivi e le presenze in provincia sono aumentati del 65%, un tasso doppio rispetto alla crescita regionale e triplo rispetto a quello nazionale; mentre le presenze sono cresciute del 35,4% rispetto al 24,7% regionale.

La dinamica espansiva della domanda turistica ha riguardato sia la componente nazionale che quella straniera, ma quest’ultima ha visto consolidare il proprio ruolo, passando dal 17% del totale nel 2010 a più del 28% nel 2017. L’attrattività della domanda internazionale caratterizza il territorio brindisino assai più che altri territori regionali, come emerge dalla dinamica delle due componenti della domanda: tra il 2010 e il 2017 gli arrivi di stranieri in provincia sono aumentati del 151% a Brindisi contro una crescita, comunque rilevante, in Puglia pari al +98%. Lo stesso indicatore scende al 32% a Brindisi con riferimento ai flussi di turisti italiani, e al 13% nella media regionale. 

Come è noto la Provincia di Brindisi ha una spiccata caratterizzazione industriale, legata alla presenza di numerosi siti produttivi medi e grandi, nazionali e internazionali, come in pochi altri centri industrializzati del sud e del Mediterraneo . Nel 2015 il valore aggiunto industriale ha superato il 17% del totale, contro una media regionale inferiore al 13%. Si osservi però che nel 2005 il peso dell’industria sfiorava il 19%.

Il settore che ha registrato il migliore incremento in termini percentuali è, però, il settore primario passato dal rappresentare il 3,9% del valore aggiunto provinciale del 2005 al 6,5% del 2015, pari a quasi tre volte il dato medio nazionale.

L’analisi dei dati sugli occupati ci consente di approfondire la discussione e di avere qualche indicazione , seppur indicativa, di quanto accaduto dal 2015, ultimo dato disponibile del valore aggiunto, al 2017 nell’economia della Provincia.  Nel 2017 gli occupati nella Provincia di Brindisi sono 120.400 , 48.500 (40,3%) dei quali lavorano negli “altri servizi”, 30.700 (25,5%) nel settore commerciale-ricettivo, 19.900 nel settore industriale (16,5%), 12.800 (10,6%) in agricoltura e 8.500 (7,1%) nelle costruzioni. Nel 2016 (+9,4%) e 2017 (+2,1%) è il settore manifatturiero che ha mostrato la maggiore crescita occupazionale, ma rispetto al 2008 e nonostante la crescita degli ultimi due anni, nel 2017 l’occupazione industriale è inferiore del 16,4% rispetto a quella del 2008 (circa 3mila occupati persi) . Solo il settore delle costruzioni, rispetto al 2008 ha performance peggiori: ha perso il -20,9% degli occupati 2008 (oltre 2.200 occupati in meno).

L’unico settore che registra una crescita di occupati rispetto al 2008 è il settore commerciale-ricettivo: 4.500 occupati in più, pari a una crescita del 17,5%. (L’occupazione in questo settore ha registrato una crescita degli occupati del 21,6% nel 2015, una flessione del 9,1% nel 2016 e una stabilizzazione nel 2017). La crescita dell’occupazione nel settore commerciale-ricettivo ha compensato in buona parte la perdita di occupati dell’industria e delle costruzioni. E’ certo una conferma dell’importante crescita turistica che ha interessato la Regione e la Provincia negli anni della crisi.

Le “altre attività di servizio” in termini occupazionali registrano tra 2017 e 2008 una flessione dello 0,7%.

Il mix produttivo è certamente una caratteristica importante  dell’area, anche se, considerando l’economia del Mezzogiorno e della Puglia, emerge una significativa presenza industriale,  sia in termini occupazionali che di valore aggiunto . Come questa forte componente industriale, che si specializza nei settori energetico, chimico e aeronautico, si relazioni con la componente turistica che ha registrato negli ultimi anni forti dinamiche di crescita appare certamente una delle questioni sul tappeto.

 Anche perché nella valutazione che può essere fatta dell’economia brindisina non possono non essere evidenziate importanti criticità che permangono. La prima di queste riguarda certo la disoccupazione. Secondo le rilevazione dell’ISTAT nel 2017 il tasso di disoccupazione in Provincia di Brindisi è pari al 18,6%, un valore di poco inferiore alla media regionale, ma superiore di oltre 7 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Osservando la sua dinamica, emergono elementi di incertezza sull’entità della ripresa economica: dal 2011 fino al 2014, il tasso di disoccupazione è cresciuto sino ad arrivare al 18,3%, nel 2015 è sceso al 16,5% per risalire nel 2016 e raggiungere nel 2017 il livello più alto dal 2008. Nel confronto con le altre province pugliesi, il tasso di disoccupazione registrato in provincia di Brindisi risulta più alto rispetto a quello che caratterizza le province di Bari, Taranto e Barletta-Andria-Trani, ma migliore di quello di Lecce e Foggia.

La questione si aggrava leggendo i dati sulla disoccupazione giovanile. La disoccupazione giovanile nella Provincia di Brindisi aveva raggiunto nel 2014 il tasso del 45,4%, allora di poco superiore alla media nazionale, e ben distante dal 58% dell’intera Puglia; nel 2015 il tasso si riduce sensibilmente, scendendo sotto il 39%, ma dal 2016 riprende a crescere e nel 2017 raggiunge il livello più alto degli ultimi dieci anni, attestandosi al 45,9%, dieci punti percentuali al di sopra della media nazionale, e cinque punti in meno della media regionale(51,4%). In Puglia, nel 2017, solo nella Provincia di Barletta-Andria-Trani si osserva un tasso di disoccupazione giovanile inferiore al 45%, a Bari si sfiora il 50%, a Taranto il 60% e a Foggia si raggiunge il livello drammatico del 64,1%.

Occupazione e lavoro, alla fine, insieme alla crisi demografica, sono il tema centrale dell’attuale situazione economica e come affrontarli, con quale mix è certo una delle questioni sul tappeto. La composizione di un quadro strategico che valuti a partire dalle diverse specializzazioni produttive presenti sul territorio le diverse potenzialità di sviluppo rappresenta forse la prima sfida da affrontare. E’ su questo aspetto che si dovrebbe aprire un confronto e soprattutto avviare un percorso di conoscenza e consapevolezza che porti alla costruzione di uno scenario di sviluppo per i prossimi anni  che veda coinvolte le diverse parti sociali e i diversi portatori di interesse.